A condurre i lavori dell’assemblea la Coordinatrice di Alleanza per Otranto, Francesca BORTONE.

Sono intervenuti:

Stefano PANAREO

Tommaso DE BENEDETTO

Pino TONDO

Francesco BRUNI

Leonardo SALZETTI

Pierpaolo TONDO

Prof.ssa Annamaria ANNICHIARICO

Prof. Paolo PELLEGRINO

Di seguito il discorso integrale di Corrado Sammarruco, con il quale si è presentato alla cittadinanza.

“Care Cittadine e cari Cittadini,

ho avvertito la necessità di incontrarvi per parlare della mia idea di Città, in conseguenza della decisione di accettare la candidatura a Sindaco del nostro Comune.

Ho assunto questa decisione incoraggiato dal sostegno e dall’affetto di tanti amici, che hanno inteso candidarmi alla più bella responsabilità per chi, come me, è innamorato della sua Città.

A tutti questi amici voglio dire grazie di cuore.

Non nascondo che mi ha accompagnato nella decisione una buona dose di coraggio, consapevole delle difficoltà che vive la nostra Città, e più in generale l’Italia, e che governare sarà duro.

Ho accettato la sfida perché, con le prossime elezioni, Otranto deve fare una scelta netta, chiara, senza ambiguità.

Abbiamo di fronte a noi un bivio: o fare il salto o stare a guardare, fermi, sulla riva, quello che accadrà.

Noi siamo per il cambiamento, per fare il salto subito.

Noi di Alleanza per Otranto una visione del futuro ce l’abbiamo.

Non daremo valutazioni sull’operato degli altri né staremo a discutere i loro programmi.

Noi vogliamo dirvi che cosa intendiamo fare, quali impegni assumiamo nei confronti di tutti gli Otrantini.

Anzitutto, partiamo da una premessa: il 2012 rappresenta uno spartiacque non solo nella vita della nostra Città.

E non possiamo far finta che le cose possano andare come prima, magari rabberciate appena un po’.

Otranto è una Città che deve ridefinire la sua identità, che deve scrivere la sua nuova missione.

Ciò significa sostituire alla Otranto di oggi una Città che parli una lingua comune e nuova, una Otranto aperta, fresca, moderna, innovativa.

Nella nostra Città manca da diversi anni una visione complessiva, una visione strategica.

La visione per noi è quella di mettere insieme i giacimenti di conoscenze ed energie che sono presenti nella nostra comunità e di convogliarli a difesa del bene comune.

Per fare questo abbiamo bisogno di costruire una nuova alleanza, un patto tra cittadini, in una vera condivisione di responsabilità per una gestione che vada nella direzione della distribuzione equa delle risorse e della coesione sociale.

La nostra Città ha grandi risorse, le quali se ben governate possono trasformarsi in concreti fattori di sviluppo.

Ma lo sviluppo non deve negare la bellezza della nostra Città.

La bellezza di Otranto è ciò che più piace a noi cittadini e ai turisti, è il nucleo della nostra identità, non possiamo distruggerla: dobbiamo preservarla il più possibile intatta per le nuove generazioni.

Solo quando saremo capaci di un’altra bellezza potremo fare a meno di quella che Otranto da sempre ci offre.

Costruire un’altra bellezza è l’unica strada verso un progresso vero.

Costruire un’altra bellezza significa dimostrare di essere capaci di cambiare il proprio destino senza doversi impossessare di quello degli altri; significa riuscire a mettere in movimento le risorse e la ricchezza senza dover ricorrere alla violenza sul territorio.

Noi possiamo riuscire in tutto questo perché abbiamo la voglia di perseguire un progetto, un’idea di città che anzitutto faccia riscoprire l’orgoglio di essere Otrantini, una città aperta, dinamica, solidale, orientata allo sviluppo e alla crescita.

Possiamo riuscirci perché siamo i protagonisti, oggi, a Otranto, di un formidabile laboratorio di democrazia, i cui processi costituitivi sono stati visibili alla luce del sole: tanto sul versante dei confronti, che pure ci sono stati, quanto della condivisione autentica della rinascita del modello democratico.

Non un modello ideologico, identificato in partiti politici, ma un modello creato dalla partecipazione dal basso, un modello capace di catalizzare energie in trasformazione convogliandole in un grande progetto civico.

Questo progetto fa grande affidamento sul senso di responsabilità di tutti coloro che hanno a cuore le sorti di Otranto.

È un progetto che non può prescindere dall’impegno di ognuno di noi a saper mettere da parte il passato e saper trarre dagli avvenimenti passati soltanto quanto di positivo gli stessi sono in grado di esprimere.

È un progetto che non può essere disgiunto dall’invito a lasciare da parte i tatticismi e i contrasti di tipo personalistico, che non hanno giovato e non giovano alla soluzione dei problemi.

Certo, bisogna trovare forme nuove, bisogna cercare strumenti diversi, bisogna cementare quei rapporti di stima reciproca e di collaborazione attraverso i quali è possibile dare risposte concrete alle attese della popolazione.

Cara Otranto, noi siamo orgogliosi di poter perseguire questo progetto, rendendoci disponibili ad ascoltare, a cogliere quello che la società esprime, e, nello stesso tempo, a pensare a soluzioni possibili, realizzabili.

La nostra azione sarà ispirata da tre grandi punti programmatici:

•Primo: la risposta ai bisogni della gente in tutte le età della vita, dall’infanzia fino alla vecchiaia.

•Secondo: lo sviluppo economico del nostro territorio per creare opportunità, specialmente per i giovani, ai quali vogliamo sia garantito il diritto alla speranza.

E non c’è speranza senza lavoro, senza casa. Lavoro e casa sono un binomio inscindibile: non si può avere la casa se non si ha il lavoro. In quest’ottica, vogliamo sostenere le imprese otrantine esistenti e favorire la costituzione di nuove imprese sempre otrantine, specialmente tra i giovani.

Vogliamo sostenere lo sviluppo commerciale per consolidare la crescita degli esercizi che si è verificata in questi anni, creando le condizioni perché gli operatori trovino conveniente tenere aperti gli esercizi anche nel periodo invernale.

Vogliamo sostenere lo sviluppo nei servizi alla persona e in quelli culturali.

•Altro punto del nostro programma: la definizione del ruolo e dell’identità che la nostra città vuole avere.

La città dei bambini, avviando un lavoro di miglioramento degli standard di qualità della vita e di arricchimento del verde urbano e dei servizi.

La città della cultura, nel segno tracciato dal locale Club Unesco di Otranto, il cui pregevole impegno ha prodotto, in appena quattro anni di attività, l’importante riconoscimento per la nostra Città di “Patrimonio della cultura come sito messaggero di pace” ed è di appena qualche settimana fa il riconoscimento ad un tecnico Otrantino del premio “La Fabbrica nel paesaggio”.

Occorre anche riprendere il progetto del “Parco letterario di Terra d’Otranto” realizzato un po’ di anni fa insieme con il Sindaco Francesco Bruni.

In questi tempi di crisi e incertezza, la cultura è il settore su cui puntare per creare lavoro: il Castello potrà finalmente diventare quel contenitore dinamico di cui tanto si è sempre parlato.

La città del turismo: per consolidare sempre più questo obiettivo è necessario consentire il potenziamento delle strutture ricettive esistenti ma è anche necessario dotare Otranto di servizi adeguati.

Occorre anche cogliere nuove opportunità.

È il turismo religioso, che non ha solo profili ludici o culturali ma vuole cercare emozioni particolari visitando i luoghi dell’incanto.

In Italia, ma anche nel resto d’Europa, questa nuova frontiera del turismo è in forte espansione: è nata addirittura la prima Borsa Internazionale del Turismo Religioso che si organizza a San Giovanni Rotondo.

Pensiamo anche al fenomeno del Cine-Turismo, grazie al quale l’industria cinematografica è diventata un motivo di forte impulso per il territorio: per anni i film sono stati un mezzo per conoscere il mondo senza muoversi da casa, adesso spesso si viaggia per conoscere i luoghi in cui sono stati girati film o fiction di grande successo.

Pensiamo ancora alla valorizzazione dell’artigianato locale, specialmente quello artistico, che può porsi come uno degli elementi qualificanti dell’offerta turistica.

La città dell’agricoltura: questo settore, in particolare quello vivaistico, garantisce oltre 50.000 ore di lavoro nei mesi di attività da novembre a maggio ed è quindi importante che sia adeguatamente sostenuto con valide politiche amministrative.

La città delle grandi trasformazioni urbane: in quest’ambito, occorre dare soluzione al tema della portualità, razionalizzando e valorizzando tutte le attuali funzioni e dando definitiva sistemazione alla funzione turistica.

Occorre risolvere il problema della viabilità e dei parcheggi, che in estate rende la nostra città caotica, con la realizzazione di aree attrezzate di sosta all’esterno della Città. Occorre risolvere il problema del depuratore, il cui spostamento è ormai una scelta obbligata e indifferibile.

Occorre riprendere e realizzare le proposte contenute nel sempre attuale “Master Plan” dei Laghi Alimini, le cui potenzialità oggi sono del tutto ignorate.

Pensiamo anche alla realizzazione di un nuovo polo scolastico e di una nuova cittadella dello sport.

Andremo a discutere questi obiettivi con i cittadini attraverso assemblee, perché crediamo che lo sviluppo del territorio possa realizzarsi soltanto con il coinvolgimento dei cittadini.

Lo faremo con un metodo e uno stile forte e tranquillo, con la determinazione e serenità che ci hanno sempre caratterizzato e con l’orgoglio di chi sa di essere capace di ben operare.

Lo faremo, nella prossima campagna elettorale, con il simbolo del cuore.

Stiamo vivendo un momento particolare, in cui il futuro incerto ci rende facili preda dello sconforto e della paura.

Noi non vogliamo parlare di paure ma di speranze, vogliamo parlare al cuore delle persone.

Non vogliamo restare attaccati al passato, vogliamo cercare nuove soluzioni; vogliamo portare una nuova stagione di responsabilità e coinvolgimento verso la nostra Città e verso i nostri figli, perché è per loro che ci impegniamo.

“Non si cammina più da soli”.

La nostra Città presenta molti problemi, molte sfide, reali e serie, ma le possiamo affrontare se ognuno ci mette del suo.

Diverse associazioni di volontariato, culturali, sportive quotidianamente trovano soluzioni ai problemi mettendoci il proprio ingegno e lavoro.

Credo che i cittadini siano disposti a fare lo stesso anche per la politica.

Da parte nostra saremo sempre pronti a dare ascolto alle persone, sia quando sono d’accordo con noi sia quando non lo sono, perché ci permetteranno di guardare il problema da un altro punto di vista e insieme trovare la soluzione.

Saremo sempre pronti a spalancare le porte e le finestre del Comune perché tutto avvenga alla luce del sole.

Sappiamo che è un percorso difficile, ma siamo pronti a lavorare, mettendo le nostre idee e le nostre forze al servizio di Otranto e degli Otrantini, cercando di mobilitare tutto il potenziale di intelligenza e di capacità che la nostra comunità può offrire.

Ci auguriamo che anche altri vorranno accompagnarci in questo percorso, offrendo quel po’ di tempo, conoscenza ed energia.

Ognuno può contribuire al buon funzionamento della nostra amministrazione; ognuno può contribuire a cercare le soluzioni ai problemi della nostra Città e del nostro tempo; ognuno può inventare i piccoli passi che ci avvicinano ad un traguardo più grande e ambizioso. Per cui basta con il dire “tanto a che serve, che importa battersi?”.

Invece importa.

E il vento del cambiamento, che ha cominciato a spirare forte anche a Otranto, ci ha risvegliati dal torpore.

Il futuro non ce lo regalerà nessuno e noi dobbiamo essere quelli che alzano la mano per dire: “io ci tengo, io per il bene comune, per Otranto sono disposto ad impegnarmi, io ci sono”.

Noi siamo qui proprio per questo.

Cara Otranto, noi promettiamo di non tradire la tua memoria.

Abbiamo amato e amiamo tutto il tuo territorio, il mare, la campagna, la Valle dell’Idre, il porto, la zona degli Alimini e Frassanito con il lago e le pinete, Porto Badisco, tutti i borghi e i quartieri.

Ci perdiamo estasiati fra gli scorci antichi del cuore sacro della Città, fra la Cattedrale e il Castello; posiamo lo sguardo attento su splendidi dettagli decorativi.

Portiamo dentro di noi la passione secolare della nostra gente: la passione degli agricoltori, degli artigiani, dei pescatori, dei braccianti, dei lavoratori; la passione innovativa dei nostri uomini di cultura; la passione patriottica dei nostri Martiri; la passione civile delle donne e degli uomini che hanno costruito e ci hanno consegnato la meravigliosa Città di Otranto.

Tutto questo siamo noi: gli eredi della civiltà democratica di Otranto. La civiltà che ha veramente realizzato le case per gli Otrantini, che ha creato sviluppo e lavoro, che ha realizzato i villaggi turistici, i servizi pubblici.

Siamo consapevoli che lo spirito del tempo, la condizione locale, il convergere di potenziale intellettuale, la disponibilità assolutamente straordinaria di donne e di uomini convinti del nostro progetto ci offrono una occasione irripetibile.

Per questo diciamo: si può fare. Si può fare uscendo dal municipalismo, aprendo Otranto, aprendola all’Europa, aprendola alla virtuosa competizione con le altre realtà.

Noi non cercheremo medaglie, cercheremo occasioni di miglioramento per la nostra Città e per tutti gli Otrantini e lo faremo, perché una generazione nuova si è affacciata alla ribalta e attende risposte concrete.

Questa generazione, formatasi spesso nell’indifferenza di quella precedente, sa quanto è dura la vita per affermarsi, non cerca sconti, cerca opportunità per sviluppare le proprie idee e le proprie potenzialità.

Dobbiamo spingere in questa direzione, creando una triangolazione efficace fra amministrazione, territorio e società, utilizzando tutte le risorse che abbiamo, specialmente le più giovani.

Ecco perché vogliamo essere gli artefici, insieme con tutti gli Otrantini, di un vero cambiamento.

Siamo consapevoli di tutte le difficoltà che verranno: proprio per questo voglio chiudere il mio intervento riprendendo le parole che Don Tonino Bello scrisse la sera prima di lasciare la sua parrocchia di Tricase per diventare Vescovo di Molfetta.

Le sue sono parole di speranza, che è anche la nostra.

“Fa provare a questa gente che lascio l’ebbrezza di camminare insieme. Donale una solidarietà nuova, una comunione profonda, una cospirazione tenace. Falle sentire che per crescere insieme non basta tirar dall’armadio del passato i ricordi, splendidi e fastosi, di un tempo, ma occorre spalancare la finestra del futuro progettando insieme, osando insieme, sacrificandosi insieme. Da soli non si cammina più”.

Con questo spirito ho accettato la candidatura alla carica di Sindaco di Otranto e vi ringrazio per il sostegno che riterrete di darci”.

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