Il cantautore romano ripercorre la storia della Seconda Guerra Mondiale con Mio nonno è morto in guerra.

Continua la stagione di prosa del Teatro Paisiello di Lecce a cura del Comune di Lecce e del Teatro Pubblico Pugliese con la direzione di Carla Guido. Ieri sera, venerdì 8 marzo, alle ore 21, è stata la volta del giovane cantautore Simone Cristicchi con il suo spettacolo “Mio nonno è morto in guerra – Voci, canzoni e memorie della seconda guerra mondiale“.

Reduce dal successo con il monologo “Li romani in Russia”, Simone Cristicchi presenta un nuovo spettacolo sulla memoria della seconda guerra mondiale: uno spettacolo di parole e musica, commovente, coinvolgente e ironico: un affresco di piccole e grandi storie individuali, un mosaico di istantanee emozionanti, schegge di voci inghiottite dal vortice della Grande Storia e salvate dall’oblio.

A questa raccolta di aneddoti e ricordi, si affiancano brani scelti dal repertorio della canzone popolare e d’autore: De Gregori, Fossati, Vian, canti alpini reinterpretati da Cristicchi accompagnato al pianoforte da Riccardo Ciaramellari. Parole narrate e cantate che prendono vita anche grazie alle atmosfere sonore create da Gabriele Ortensi attraverso la magia del theremin, degli strumenti giocattolo, che immergono lo spettatore nella tridimensionalità del racconto.

Cristicchi, procedendo con la sua narrazione priva di reticenze e al tempo stesso delicata, riesce a offrici un punto di vista dal quale è impossibile tirare una riga netta tra buoni e cattivi. Esistono solo uomini e donne giuste, al di là delle etichette di amici o nemici ed un unico grande messaggio: “I nostri nonni morti in guerra, muoiono ancora di più, oggi, in questi tempi di finta pace”. Uno spettacolo costruito dando risalto soprattutto a una “geografia dell’anima” e dell’emozione nel ricordo, e nato dall’urgenza di non disperdere la memoria e i valori civili ad essa legati, così come afferma lo stesso cantautore: “Credo fermamente che se ogni ragazzo italiano, oltre a studiare a scuola le scienze o la geografia, sapesse raccontare la storia dei propri nonni, nel nostro Paese assisteremmo ad una piccola grande rivoluzione culturale”.

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