Apre la stagione autunnale dell’ottava edizione del Festival del XVIII la conferenza su “Et in Arcadia ego: musica e arte a Roma tra barocco e arcadia”. Un titolo affascinante che sarà sviluppato dalla storica dell’arte Mariella Agostinacchio e dal critico musicale Eraldo Martucci, con esemplificazioni audio e video.

Il Festival, ideato da Corrado de Bernart, e da lui coordinato con Maria Eugenia Congedo, è organizzato dall’A.R.A.M. – Associazione Romana Amici della Musica e dal Conservatorio “Schipa” di Lecce in collaborazione con le associazioni Nireo e Festinamente, con vari partner in altre città ed in collaborazione con enti ed associazioni prestigiose.

Il grande mecenatismo romano ed i fasti del Barocco si combinano in una città dove, oltre al magistero musicale di Corelli, sono visibili espressioni artistiche diverse. Unite in uno scenografico “affresco”. Il Settecento si apre sotto il segno dell’Arcadia, l’accademia letteraria nata nel 1690 come ritorno a una norma illustre, alla ragionevolezza, al buon gusto contro le esuberanze del tardo barocco. L’Arcadia e l’Accademia di San Luca guidano questo rinnovamento.

La città si trasforma sotto il pontificato di Clemente XI Albani, arricchendosi di impianti architettonici come il Porto di Ripetta, la Piazza del Pantheon, l’Ospizio del san Michele e con il restauro di molte chiese paleocristiane. Si trasforma anche la pittura, grazie a maestri come Chiari, Luti e Trevisani. Il “Settecento d’Arcadia” è profondamente innovatore ed educativo, con la sua costante attenzione ai contenuti. Il promotore più autorevole di questo rinnovamento sarà il coltissimo papa Albani che riunisce attorno a sé una corte di artisti, scienziati, archeologi, letterati. Tra questi, l’eccentrico cardinal Pietro Ottoboni che scelse di vivere per quarant’anni su una scena mondana dove musica, teatro, arredi preziosi e grande pittura si mescolano in una cornice di ineguagliabile ricchezza.

Ammesso in Arcadia nel 1706, il grandissimo violinista Arcangelo Corelli si trovò a contatto con circoli classicisti che consideravano musica e pittura arti sorelle. Corelli aveva una importante collezione di dipinti, tra i quali spiccavano quelli di Brueghel, del Domenichino e di Dughet, cognato di Poussin. Quest’ultimo, francese di nascita, può considerarsi un artista italiano a tutti gli effetti: nel 1624 Poussin giunse a Roma e in pratica vi rimase fino alla morte avvenuta oltre quarant’anni dopo. E’ autore fra l’altro del celeberrimo dipinto “Et in Arcadia ego”, la cui scritta, in realtà, aveva già dato il titolo a una nota opera di Giovanni Francesco Barbieri, detto anche il Guercino, realizzata nel 1618 e rappresentante due pastori che, uscendo da una foresta, si imbattono in una strana tomba che riporta, per l’appunto, la scritta “et in Arcadia ego”. La particolarità di questo quadro è che diventò presto elemento chiave dell’Accademia Arcadia.

Apre la stagione autunnale dell’ottava edizione del Festival del XVIII la conferenza su “Et in Arcadia ego: musica e…

Posted by InOnda WebTv on Sabato 31 ottobre 2015